C’è chi afferma che, poiché il cane non parla il nostro linguaggio, non dovremmo parlargli ma usare i movimenti del corpo e la mimica facciale.
«L’importante è ricordarci che la parola ha efficacia se è accompagnata dal giusto tono di voce», spiega Diana Lanciotti, fondatrice del Fondo Amici di Paco (amicidipaco.it) e autrice di vari libri, come L’esperta dei cani (Paco Editore), il cui ricavato è devoluto per aiutare gli animali bisognosi.
«Mi spiego: se li abbiamo abituati a capire un comando e un concetto con una determinata parola, non dobbiamo cambiarla o aggiungerne altre che li confonderebbero. Un esempio? Se il nostro cane è abituato a sedersi al comando “seduto”, eviteremo di aggiungere altre parole, tipo: “Avanti, su, siediti bello…” Oppure, se l’abbiamo abituato al no, perché quando c’è bisogno di un bel no deciso gli diciamo: “Ma dai, non fare così, lo sai che non voglio”? I cani sono anime candide, felici di compiacerci. Dobbiamo facilitare loro il compito, comunicando in modo chiaro, semplice, coerente».
Fonte: un articolo di Marco Ronchetto, su Ok Salute e Benessere, marzo 2018
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